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Transumanza Eroica

31 agosto 2016

Né case né scuole di sabbia

“La colpa non è di Dio, ma di chi costruisce case di sabbia”. Con queste parole il vescovo di Rieti,  monsignor Domenico Pompili, ha messo a tacere l’irresponsabile e comodo appello al fatalismo di buona parte del ceto politico. Diamo la colpa al destino crudele e pensiamo subito a come gestire la ricostruzione, che significa soldi, appalti, commesse. Non c’è mai tempo per riflettere. All’inizio è il momento del cordoglio. Nei giorni successivi bisogna rimboccarsi le maniche. Poi bisogna tornare alla normalità. E quando sei tornato alla normalità mica ti puoi mettere a pensare alla prevenzione… fino alla prossima volta. Del resto, come ha sottolineato cinicamente Bruno Vespa, i terremoti sono un ottimo volano dell’economia. Negli ultimi 48 anni abbiamo speso qualcosa come 121 miliardi di euro in ricostruzione, spesso sprecati in appalti sospetti e interventi di pessima qualità (Bertolaso docet), mentre per un serio intervento di prevenzione e messa in sicurezza il costo complessivo sarebbe di gran lunga più basso (circa 40 miliardi). A quanto pare i governi centrali sembrano incorrere ogni volta nel medesimo errore e l’atteggiamento di Renzi all’indomani della tragedia del 24 agosto ricorda la sicumera con cui Berlusconi nel 2009 prometteva agli aquilani  "Non vi lasceremo soli, la ricostruzione sarà rapida". Talmente rapida che ancora adesso, dopo sette anni, il centro storico del capoluogo abruzzese è un immenso cantiere. Ma gli amministratori locali quanto si preoccupano di questo aspetto? Sì, perché il loro ruolo è determinante per garantire che gli edifici, in particolare quelli pubblici, siano sicuri. E il crollo della scuola di Amatrice, ristrutturata nel 2012, preoccupa non poco da questo punto di vista. Non è la prima volta che una scuola crolla e ogni volta viene da pensare: E le nostre scuole? Saranno abbastanza sicure?

Ricordo perfettamente che dopo il terremoto dell’Aquila avevamo presentato un’interrogazione – a prima firma Spezzano - per chiedere garanzie sulla sicurezza strutturale degli edifici scolastici e che, visto che il sindaco non rispondeva, eravamo stati costretti a trasformarla in una mozione con la quale chiedevamo cose molto semplici come la ricognizione dello stato di salute degli edifici pubblici con particolare attenzione per le strutture scolastiche. Inutile dire che la mozione venne respinta dalla maggioranza e che sindaco e vicesindaco liquidarono la questione citando la relazione di uno studio tecnico e sostenendo di fatto che Labico non è un comune a rischio sismico. Nella mia replica dovetti spiegare che: 1) la relazione dello studio tecnico era tutt’altro che rassicurante perché vi si affermava che la scuola media non era in grado di resistere ad un’eventuale evento sismico; 2) il nostro comune, nella classificazione sismica, è inserito nella zona 2, ossia appena un gradino più in basso di quella dell’Aquila, ma non certo esente da rischi (basti pensare che i comuni colpiti dal sisma dell’Emilia Romagna sono di classe 3 e 4).


Sempre nello stesso periodo presentammo diversi atti per esprimere perplessità su alcune anomalie nelle procedure di affidamento degli appalti pubblici e anche in questo caso le nostre istanze vennero bocciate. Ricordo che ancora adesso è in corso un processo penale per le irregolarità riscontrate nell’appalto alla scuola media, un processo nel quale gli unici ad essersi costituiti parte civile siamo stati io e Maurizio Spezzano, nell’indifferenza di buona parte della politica labicana.  Eppure siamo tutti consapevoli che dalla procedura di affidamento dei lavori per le opere pubbliche dipendono due cose importanti: la prima è un costo congruo dell’intervento, che permette di risparmiare soldi pubblici; la seconda è un intervento qualitativamente adeguato, che permette di dare maggiore sicurezza a chi – come i bambini  e i ragazzi – usufruirà della struttura. Io non posso che rinnovare l’invito a chi amministra – e soprattutto a chi amministrerà in futuro – ad assumersi la responsabilità di garantire quanto prima la sicurezza sismica degli edifici scolastici. Sarebbe un atto dovuto nei confronti delle future generazioni.



La scuola media di Labico (immagine street view di google)


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