Labico on Video

Transumanza Eroica

30 marzo 2012

In carrozza, si parte


Comincia una nuova avventura. Si lasciano alle spalle problemi ed errori – e ne abbiamo fatto più di qualcuno – e si parte per una nuova campagna elettorale. Il clima è positivo, molte persone ci conoscono e conoscono il lavoro che abbiamo fatto come opposizione in questi cinque anni. Un’opposizione dura e determinata là dove erano in gioco ingiustizie, violazioni di diritti, abusi di potere e saccheggio del territorio, ma disponibile a collaborare quando si trattava di migliorare interventi e proposte a favore del paese e dei cittadini. Spesso la nostra collaborazione non era gradita, ma qualche volta non si è potuto fare a meno di prendere in considerazione proposte concrete e frutto di studio e di impegno. Pur nello scontro – talvolta feroce – che ha spesso caratterizzato i rapporti con la maggioranza, siamo riusciti a guadagnare il rispetto – e qualche volta, forse, la stima – dei nostri avversari politici. La nostra continua pressione ha permesso di raggiungere qualche piccolo risultato e, ad esempio, siamo riusciti ad imporre modalità di gestione della macchina amministrativa che tutelassero maggiormente l’interesse pubblico. Dopo aver assistito a discutibili procedure d’appalto per opere pubbliche, in cui le ultima priorità erano il risparmio dei soldi pubblici e la qualità degli interventi, anche per quanto riguarda bandi ed appalti c’è stato un piccolo cambio di rotta: più trasparenza, correttezza delle procedure, vantaggi tangibili per l’amministrazione (e, quindi, per tutti noi). Purtroppo solo alla fine della legislatura siamo riusciti ad aprire una breccia anche nel settore più controverso dell’amministrazione: quello dell’urbanistica, il più esposto ad appetiti ed interessi. Il consiglio comunale ha istituito una commissione speciale sull’urbanistica che, con la guida di Maurizio Spezzano, ha iniziato ad affrontare – tra le altre cose - i tanti problemi delle lottizzazioni, causati da costruttori senza scrupoli e da un’amministrazione incapace di assolvere al proprio ruolo. Convenzioni scadute, fideiussioni scomparse, certificati di agibilità fantasma. Il panorama delle magagne edilizie ed urbanistiche labicane è tanto ricco quanto desolante. Ovviamente ci sarà molto da lavorare per riportare tutto alla regolarità, ma il lavoro è stato instradato e, se anche nella prossima consiliatura ci sarà lo stesso senso di responsabilità nei confronti dei cittadini, potremmo riuscire a regolarizzare la maggior parte delle situazioni, togliendo ai tanti labicani, vecchi e nuovi, che si sono avventurati nell’acquisto di una casa nel nostro comune, quello sgradevole senso di precarietà a cui sono stati costretti per troppi anni. E questa è una delle ragioni che ci spinge a continuare la nostra azione politica: la consapevolezza che questo paese ha bisogno di amministratori slegati da interessi economici e che vedano la politica come servizio e non come opportunità di carriera. “Costretti a fare politica” era stato l’azzeccato e riepilogativo titolo di un articolo di Stefano Simonelli di qualche anno fa. In attesa di tempi (e amministratori) migliori di questi, siamo ancora in prima linea.

28 marzo 2012

A Labico la politica è immobile (nel senso cementizio del termine)


L'indiscreto Magazine

Il giorno prima. L’indiscreto magazine?. Ah, no. Non l’avevo mai sentito. Mensile di approfondimento. Bello. Interessante. Io? Un editoriale? Certo, volentieri. Grazie… Su? Sulla politica labicana??? Ah. Ehm. Sì, sì. Ok. Per domani. Va bene. Il giorno dopo. No, scusa. Volevo essere sicuro. Un editoriale sulla politica labicana. Ne sei certo? Io? L’editoriale non è cronaca asettica, presuppone un’opinione, un giudizio, una valutazione. Io sono parte in causa… Sì, un po’ di autocritica, certo. Va bene. Ci provo.
Dunque, eccomi qui a scrivere un editoriale sulla politica labicana (l’ho già detto, vero?). Sì, proprio io. Un po’ come se ad uno studente si chiedesse di esprimere un giudizio sulla propria interrogazione. Come se la Gazzetta dello Sport proponesse a Totti di dare un voto alla propria prestazione agonistica. Come chiedere ad uno scrittore di recensire la sua ultima fatica letteraria. Se continua su questo binario il giornale di approfondimento di strada ne farà pochina, ma tant’è, proviamo a parlare del quadro politico a Labico, ad un mese dalle elezioni. Non dalle tribune, ma dal terreno di gioco, dove, è noto, la visuale è un tantino circoscritta.
La politica labicana è sempre stata caratterizzata da una certa staticità. Ci sono alcuni nomi ricorrenti nell’agone politico. Talvolta si intrecciano. Ogni tanto si modificano gli accordi e cambiano le alleanze. Ma il quadro sembra improntato ad un sostanziale immobilismo. E questo, presumibilmente, per la felice etimologia della parola, ché a Labico l’immobile, nell’accezione cementizia del termine, è il baricentro di tutti gli interessi economici e – di conseguenza – politici. Pensiamo alla storia politica recente, diciamo dal 1995. I nomi dei protagonisti politici dell’epoca erano Scaccia (sindaco), Marcelli, Zelli, Galli, Tulli. Nel 1997, dopo la caduta di Scaccia – grazie al fuoco amico di Marcelli e Zelli –, sindaco è diventato Galli, con Giordani vicesindaco e Tulli assessore. mentre Marcelli, Zelli e Scaccia sono passati all’opposizione (un parolone, se vogliamo). Nel 2002 si replica con la stessa squadra. E’ una consiliatura importante, perché si lavora ad uno dei più orrendi piani regolatori mai visti nella storia dell’urbanistica. Viene presentato al pubblico per la prima volta nel 2004. Fa già abbastanza schifo (ma i nostri infaticabili amministratori sono riusciti a peggiorarlo in due successivi passaggi), ma nessuno dei membri della giunta sembra accorgersene. Anche l’opposizione (chiamiamola di nuovo così) è in gran parte entusiasta (3 su 4 voteranno a favore e Marcelli si mette persino a disposizione per coordinare il lavoro della commissione nominata ad hoc). Nel 2006 Tulli lascia la maggioranza a sua insaputa. Pare che se ne sia accorto quando ha visto che avevano sostituito la targhetta del suo ufficio. Nel 2007 c’è il rinnovo del consiglio comunale. La maggioranza si presenta compatta e forte della gestione dell’iter della variante al piano regolatore (si invertono solo i ruoli di sindaco e vicesindaco), mentre l’opposizione decide di puntare su un rinnovamento, totale sui contenuti e parziale sulle persone (ecco, un po’ di autocritica, meno male). Il risultato è lusinghiero ed è la premessa per la costruzione di un’alternativa politica, fatta di credibilità e di competenza. Lo testimoniano l’enorme quantità di lavoro svolto, sul piano amministrativo, della comunicazione, dell’informazione. Lo testimonia l’enorme difficoltà in cui viene messa puntualmente la maggioranza su ogni singolo atto amministrativo. Lo testimoniano i piccoli, ma incoraggianti, cambiamenti positivi di una macchina amministrativa pigra e indolente.
Arriviamo al 2012. A bocce ferme questa opposizione ha tutte le credenziali per mandare a casa giunta, maggioranza e metodo della politica labicana. E questo non va bene. Mandare a casa la maggioranza, sì, ma non si può correre il rischio che cambino anche davvero le cose. Soprattutto su temi caldi, come edilizia e governo del territorio. Ed ecco dunque pezzi della maggioranza uscente unirsi a pezzi dell’opposizione, con l’obiettivo di alterare gli equilibri e dare vita ad un’opposizione più docile, meno conflittuale, più accomodante. Un’opposizione in cui non c’è più spazio per chi è ancora convinto della bontà del progetto originale. Il marchio vincente – il “brand”, come direbbero gli anglofili – era troppo appetitoso per lasciarlo nelle mani di qualche ingenuo idealista (che magari avrebbe potuto davvero tutelare il territorio e anteporre i diritti dei cittadini agli interessi ed alle speculazioni). E così si è dato vita a quella che – prendendo il termine in prestito dal linguaggio dell’economia – possiamo definire una “scalata”, attraverso la quale è cambiata non solo la guida del progetto politico, ma soprattutto il suo indirizzo. Ne è cambiato lo stile, i contenuti, la pulsione ideologica. E’ rimasto il marchio, ma è cambiata la ragione sociale. A chi quel progetto l’aveva ideato, costruito e realizzato sono state date due possibilità: accettare il cambio di rotta con la promessa di ruoli e incarichi oppure levare il disturbo. Gli interessati, per deplorevole coerenza, hanno preferito rinunciare ad incarichi e prebende e levare il disturbo. Roba da matti.

27 marzo 2012

Eleonora Fioramonti: I perché del mio NO a questa Cambiare e Vivere Labico


Pubblico l'ottimo articolo di Eleonora che ricostruisce in modo impeccabile cinque anni di politica labicana e spiega le ragioni di una scelta difficile, ma inevitabile.




Sarà uno scritto noioso. Lo so già, perché cercherò di ripercorrere le tappe del mio (breve, ok) percorso politico labicano, ricordando cose che in molti sanno già e, forse, sono stufi di leggere ancora. Non importa. Questo scritto servirà soprattutto a me, per dimostrarmi che una logica nel mio comportamento c’è. Per spiegare, prima a me stessa e poi a chi avrà voglia di leggere, i perché del mio NO a questa Cambiare e Vivere Labico.

Nel 2007 ero una ragazzina. Si può dire? Sì, perché a 24 anni si è ancora ragazzini. Benedetto Paris mi coinvolse nella politica labicana - che da sempre guardavo con interesse ma a una certa distanza - chiedendomi di “lavorare” per la candidatura di Tullio Berlenghi. E chi è? Mi e gli dissi. Accettai. E ne fui felice. Da subito. Ed è nata, così, per me, Vivere Labico. Un progetto nuovo, fresco e giovane. Rischioso, per il cambiamento che prospettava nei contenuti e per la scelta del candidato sindaco, di fatto sconosciuto, ma forse proprio per questo la persona che meglio poteva rappresentare la nostra idea (mia, ma prima ancora di Benedetto Paris, Sergio Ginnetti, Angelo Saulini, Maurizio Picchio e altri….): sganciarsi dalle vecchie dinamiche della politica labicana, a cominciare dalle persone, e dare vita a qualcosa di alternativo, sin dalle sue fondamenta. Una vera sfida per un paese ormai immobilizzato da 15 anni in una stessa amministrazione, rappresentata da Alfredo Galli e co.. Bello, mi piace. Si va avanti per qualche mese, poi, a poche settimane dalle elezioni (aprile 2007), sono iniziate le trattative per fondere Vivere Labico con un altro progetto (Cambiare LabicoMaurizio Spezzano, Armando Zelli) e con altri “indipendenti” (Nello Tulli, Danilo Giovannoli) votati alla causa di “mandare a casa” Galli. Ho espresso con forza le mie perplessità, i miei dubbi, i rischi che potevamo correre. Ma non ero in grado di imporre alcuna decisione. E la maggioranza del mio gruppo scelse di accordarsi… e nacque Cambiare e Vivere Labico.  Con Tullio Berlenghi candidato sindaco e un programma condiviso che aveva come base una radicale idea di cambiamento per Labico.

È bene ricordare che al tavolo di quella trattativa sedevano anche i fratelli Marcelli, Attilio ed Agostino (da poco “cacciati” dai DS di Labico), che poi decisero di lasciare la partita, anche, ma non solo, per una incompatibilità con il candidato sindaco, per appoggiare (pubblicamente) la candidatura dell’attuale sindaco, Andrea Giordani. Con unanime soddisfazione di tutto il neo gruppo Cambiare e Vivere Labico.

Da quel momento è iniziata una bellissima campagna elettorale. Non facile, visto che l’accordo – tra anime anche molto diverse - era fresco, ma bella, appassionante, viva. Giornali, manifestazioni, iniziative, volantinaggi, comizi. Poi le elezioni, la prevedibile (anche se comunque dolorosa) sconfitta e l’inizio del lavoro vero per Labico.
Non era detto che si riuscisse a costruire un’opposizione così forte ed unita. In grado di portare avanti le battaglie che, sin dalla nascita del progetto, ci eravamo prefissati. E invece è stato sorprendente – ed in parte emozionante per chi, come me, ha vissuto da vicino molti consigli comunali - scoprire di essere in grado di dare grande filo da torcere a questa maggioranza. Tre anni duri. Consigli comunali interminabili, interrogazioni, mozioni, comunicati stampa, esposti, denunce, botte e risposte durissime con la maggioranza. Tutto mosso da un grande entusiasmo. Tullio – determinato, capace, competente, come ha, sin da subito, dimostrato di essere, ma soprattutto libero nell’azione poiché sganciato da qualsiasi logica di famiglia, rapporto o pregiudizio labicano (nel senso peggiore di questo termine) - alla guida del gruppo e gli altri quattro consiglieri, ognuno con le proprie peculiarità, a seguire ed arricchire il progetto. Un progetto che stava finalmente entrando a far parte di Labico, che stava crescendo, che si stava consolidando, che abbandonava la strada dell’assoluta novità per divenire una realtà riconosciuta da molti, moltissimi cittadini labicani.
La battaglia più importante è stata certamente quella sulla politica urbanistica e sulla gestione del territorio labicano. In particolare, sulla scandalosa variante al piano regolatore – approvata a gennaio 2007.

È bene ricordare che, pur trovandosi allora (gennaio 2007) nella posizione di consiglieri di opposizione, nello specifico Agostino Marcelli (presidente della commissione per il PRG), furono, in qualche modo, gli estensori di questa variante. Alla quale, allora, solo Armando Zelli, anche lui consigliere di minoranza, e Nello Tulli, appena fuoriuscito dalla maggioranza, si opposero.

Tutto bello, dunque. Poi nel 2010, il vento inizia a cambiare. La percezione che si vogliano modificare degli assetti nella squadra di opposizione (per me una vera assurdità) diventa una certezza. Nel maggio 2010, Tullio Berlenghi scrive una lettera al gruppo in cui esterna le sue perplessità e chiede trasparenza nelle decisioni interne al gruppo, avendo percepito nettamente che la sua figura non è più quella scelta da una parte del gruppo per continuare a rappresentarlo nelle elezioni del 2012. Praticamente: se non vi vado più bene ditemelo chiaramente, ditemi chi volete al mio posto e perché ed iniziamo a lavorare in quest’altra ottica. Da allora qualcosa si è incrinato. La richiesta di trasparenza non è stata soddisfatta e, anzi, il clima è diventato sempre più teso. La figura di Nello Tulli come nuovo leader della colazione iniziava a prendere piede, senza mai essere affermata chiaramente. Non ho mai trovato una spiegazione logica a questa scelta per un motivo forse banale: se la nostra idea di cambiamento nasceva anche da un cambiamento di volti e nomi della politica labicana perché scegliere quale nostro rappresentate primario chi, di quella politica, in un modo o nell’altro, fa parte dal 40 anni? Questione di numeri, pare. Non starò qui a ripetervi ciò che per settimane e mesi ho ascoltato come spiegazione del cambiamento di rotta dai miei “compagni”, mi limito a dire: questione di numeri.
Il dialogo interno si interrompe. La tensione contamina, a lungo andare, ogni cosa… rapporti politici, rapporti personali. Fino ad arrivare alla – disastrosa, secondo me – decisione di fare delle primarie per far scegliere al popolo il nostro candidato sindaco. Una colossale idiozia. Il candidato sindaco – naturale – lo avevamo già. Tullio Berlenghi. Che in questi anni ha smesso di essere sconosciuto e soprattutto ha dimostrato – ai cittadini per primi – di essere il vero “osso duro” per questa maggioranza scellerata.
Le primarie del 18 dicembre 2011 hanno però dato un altro responso. Per soli 70 voti, Nello Tulli sarà il nuovo candidato sindaco di Cambiare e Vivere Labico. Confesso di fare molta fatica ad accettare l’idea. Per le motivazione scritte sopra. Tuttavia non importa. Accetto il risultato – straordinario ed imprevedibile il numero dei votanti, che ringrazio tutti (quasi tutti) - e vado avanti. In fondo, mi dico, 70 voti sono pochi ed entrambi i candidati/gruppi di sostegno, avranno capito che c’è una sostanziale parità. Quantomeno un pari peso decisionale. Ma si capisce subito che così non è.

È bene ricordare che, a ridosso delle primarie, si è concretizzato un riavvicinamento dei fratelli Marcelli e del loro erede, Marco Aurelio Marcelli, al gruppo Cambiare e Vivere Labico. Un riavvicinamento, nella mia ottica, impossibile anche solo da immaginare.  Padre, madre, figlio, zio, poco importa. “I Marcelli” rappresentano, con il loro modo di fare politica, tutto quello che il mio progetto non può rappresentare. Non ho niente contro di loro come persone, perché non abbiamo sostanzialmente un rapporto personale, ma ho molto contro di loro come “politici”. E che nella mia eventuale lista ci sia uno di loro due o il figlio o il nonno, poco importa. Non è concepibile. Se hanno avuto un ripensamento rispetto al 2007, ben venga. Facciano un’altrettanto pubblica campagna elettorale per Cambiare e Vivere Labico e poi il resto verrà da sé. Per spiegare meglio questo nodo (l’unico vero nodo) è bene ricordare che – e questa non può certo essere una colpa – i fratelli Marcelli si occupano di progettazione edilizia e, vuoi o non vuoi, da un piano regolatore, di qualunque colore esso sia, tendono a trarre dei benefici per il proprio lavoro. È evidente che neanche questa è una colpa, ma un dato di fatto, in buona parte incompatibile con il progetto Cambiare e Vivere Labico: una politica urbanistica che vada nel solo interesse del cittadino, del suo benessere e della tutela dell’ambiente labicano. Ovviamente non tutti coloro che si occupano di edilizia sono uguali e non farò di tutta l’erba un fascio, ma chi contribuisce allo scempio rappresentato in alcuni punti dell’ultima variante al prg labicano – che prevede, a regime, altri 400mila metri cubi di cemento da spalmare sul territorio – qualche problema di incompatibilità con il mio progetto ce l’ha. Su Marco Aurelio non ho particolari motivazioni da addurre per la sua non candidabilità (a parte qualche critica alle sue poco razionali esternazioni), ma so che in questi cinque anni non è stato presente nelle nostre battaglie come un giovane che ci crede avrebbe potuto fare (e come in molti hanno fatto). Quindi non vedo una particolare motivazione neanche per la sua candidabilità se non quella – per chi lo vuole per forza in lista – di essere il figlio di Attilio Marcelli.

Il clima che si crea subito dopo le primarie non è armonioso. Il candidato sindaco diviene improvvisamente colui che decide (le sue decisioni sono superiori a quelle dell’assemblea) e che decide che il nome di Marco Aurelio Marcelli nella lista della coalizione da lui guidata è imprescindibile. Punto.

C’è qualcosa che non mi torna. E soprattutto c’è qualcosa che non mi piace. A parte nei “nuovi” nomi anche e soprattutto nel modo di gestire le cose. Troppi sotterfugi, troppe assurde strategie, troppi compromessi a cui scendere, troppe promesse, troppe chiacchiere. E per cosa? Vincere a tutti i costi contro Galli, racimolando voti ovunque. Ok, anche io voglio vincere contro Galli, o meglio contro il modo di fare politica rappresentato da Galli, ma a quale prezzo? Compromettere la credibilità di quanto sono andata raccontando ai cittadini labicani negli ultimi 5 anni? Compromettendo il mio progetto? Quello in cui ho creduto dall’inizio e che volevo mantenere tale, inasprendolo, se necessario, per rimarcare di più e meglio la sua diversità dall’attuale maggioranza, e non certo appiattendolo con qualcosa che di radicale non ha più nulla?
Mi sento spaesata. Amareggiata. Delusa. Sconcertata dal fatto di dovermi trovare, nonostante il duro lavoro, praticamente al punto di partenza. Digerire, capire, accettare, ingoiare, turarsi il naso (espressione che troppe volte ho sentito nelle ultime settimane). Non lo avevamo superato già questo passaggio? Io credevo di dover fare una campagna elettorale grintosa ed energica. A testa alta e fiera di rappresentare l’alternativa – VERA – a questa maggioranza scellerata. Invece, forse troppo tardi, mi sono accorta che chi mi circonda – non tutti ovviamente, ma molti (Nello Tulli, Danilo Giovannoli, Benedetto Paris, Angelo Saulini, Sergio Ginnetti, Maurizio Picchio…..) – hanno altro in testa. Anzi, in molti trovano sciocche le mie idee ed inutili i miei ideali. Però, gli ideali, quando ci sono, vanno al di là delle poltrone (quella di vicesindaco e assessore all’urbanistica “concesse” a Maurizio e Tullio dal neo candidato sindaco) ed io, e noi, siamo ancora disposti a credere che qualcosa di diverso per Labico sia possibile. Senza contaminazioni troppo contaminate. Senza appiattire il nostro ideale. E – nonostante questo scritto sia comunque incompleto e manchino ancora molte cose da dire - mi accorgo che è solo una la ragione del mio NO a questa Cambiare e Vivere Labico: io, come nel 2007, continuo ad essere convinta che bisogna cambiarlo davvero, Labico, per poterlo vivere come sogniamo. Qualcun altro, evidentemente, ha cambiato idea.

25 marzo 2012

In carrozza, si parte.


Comincia una nuova avventura. Si lasciano alle spalle problemi ed errori – e ne abbiamo fatto più di qualcuno – e si parte per una nuova campagna elettorale. Il clima è positivo, molte persone ci conoscono e conoscono il lavoro che abbiamo fatto come opposizione in questi cinque anni. Un’opposizione dura e determinata là dove erano in gioco ingiustizie, violazioni di diritti, abusi di potere e saccheggio del territorio, ma disponibile a collaborare quando si trattava di migliorare interventi e proposte a favore del paese e dei cittadini. Spesso la nostra collaborazione non era gradita, ma qualche volta non si è potuto fare a meno di prendere in considerazione proposte concrete e frutto di studio e di impegno. Pur nello scontro – talvolta feroce – che ha spesso caratterizzato i rapporti con la maggioranza, siamo riusciti a guadagnare il rispetto – e qualche volta, forse, la stima – dei nostri avversari politici. La nostra continua pressione ha permesso di raggiungere qualche piccolo risultato e, ad esempio, siamo riusciti ad imporre modalità di gestione della macchina amministrativa che tutelassero maggiormente l’interesse pubblico. Dopo aver assistito a discutibili procedure d’appalto per opere pubbliche, in cui le ultima priorità erano il risparmio dei soldi pubblici e la qualità degli interventi, anche per quanto riguarda bandi ed appalti c’è stato un piccolo cambio di rotta: più trasparenza, correttezza delle procedure, vantaggi tangibili per l’amministrazione (e, quindi, per tutti noi). Purtroppo solo alla fine della legislatura siamo riusciti ad aprire una breccia anche nel settore più controverso dell’amministrazione: quello dell’urbanistica, il più esposto ad appetiti ed interessi. Il consiglio comunale ha istituito una commissione speciale sull’urbanistica che, con la guida di Maurizio Spezzano, ha iniziato ad affrontare – tra le altre cose - i tanti problemi delle lottizzazioni, causati da costruttori senza scrupoli e da un’amministrazione incapace di assolvere al proprio ruolo. Convenzioni scadute, fideiussioni scomparse, certificati di agibilità fantasma. Il panorama delle magagne edilizie ed urbanistiche labicane è tanto ricco quanto desolante. Ovviamente ci sarà molto da lavorare per riportare tutto alla regolarità, ma il lavoro è stato instradato e, se anche nella prossima consiliatura ci sarà lo stesso senso di responsabilità nei confronti dei cittadini, potremmo riuscire a regolarizzare la maggior parte delle situazioni, togliendo ai tanti labicani, vecchi e nuovi, che si sono avventurati nell’acquisto di una casa nel nostro comune, quello sgradevole senso di precarietà a cui sono stati costretti per troppi anni. E questa è una delle ragioni che ci spinge a continuare la nostra azione politica: la consapevolezza che questo paese ha bisogno di amministratori slegati da interessi economici e che vedano la politica come servizio e non come opportunità di carriera. “Costretti a fare politica” era stato l’azzeccato e riepilogativo titolo di un articolo di Stefano Simonelli di qualche anno fa. In attesa di tempi (e amministratori) migliori di questi, siamo ancora in prima linea.

12 marzo 2012

Lettera aperta a Danilo Giovannoli


Caro Danilo,

rispetto la tua decisione di appoggiare la scelta di Nello come candidato sindaco e – implicitamente – di sostenere l’oggettivo cambio di rotta impresso coattivamente alla linea politica della coalizione. Quella di Nello, e di conseguenza la tua, è una scelta legittima. Sia le forze politiche, sia le coalizioni hanno tutto il diritto di cambiare idea. Anzi, nella storia della politica potrei citare molti casi di ripetuti dietro-front, anche prima in un verso e poi in quello opposto, per poi tornare alla posizione originale. Convinti antinuclearisti sono diventati sostenitori dell’atomo, grintosi forcaioli sono diventati strenui garantisti.  E’ tutto lecito, concesso, comprensibile. Così com’è altrettanto legittimo che qualcuno non abbia voglia di seguire la nuova strada tracciata dal cambio di leadership. E’ comprensibile che ci sia chi non si sente più rappresentato. E bisogna concedere a chi vuole mantenere il progetto iniziale, il diritto di andare altrove e, se necessario, di dare vita ad un soggetto diverso, che meglio colga le proprie istanze. Abbiamo trascorso insieme cinque anni all’opposizione e abbiamo lavorato molto bene, con rispetto e stima reciproci. E vorrei che questo rispetto rimanesse anche adesso che abbiamo deciso di intraprendere strade differenti. Tu quella delle alleanze a tutti i costi pur di vincere, io quella della continuità sui contenuti. Non c’è bisogno che tu ricorra ad una metafora inutilmente volgare e violenta come la “pugnalata alle spalle” per descrivere ciò che io giudico, semplicemente, “coerenza”. Come sai, so essere molto duro e determinato nella critica politica nei confronti dei miei avversari, che non considero mai nemici. Sarò altrettanto duro e determinato in questa campagna elettorale, ma non intendo ricorrere ad insulti o a categorie che non fanno parte della dialettica politica. Il mio vuole essere un invito e, in qualche misura, anche un suggerimento. Se la replica alla critica dovesse sfociare in scomposte - e magari offensive – locuzioni verbali slegate dal contesto, qualcuno potrebbe sospettare che in questo modo si stia cercando di mascherare l’oggettiva fragilità di una coalizione, fatta da un’arida sommatoria di numeri, ma priva di un sostrato comune. Per tutto il resto ti auguro buona fortuna. Immagino ne abbiate bisogno.

7 marzo 2012

La giustizia può attendere


Sono appena stato all’udienza per la causa civile intentatami da Alfredo Galli per una – presunta – diffamazione nei suoi confronti. E’ buffo notare che proprio quelli che disprezzano il ricorso alla magistratura – considerata un’arma “politica” impropria – decidono di avvalersene quando iniziano a soffrire la pressione del proprio avversario politico. Era già successo per la diffusione di un bollettino informativo da parte dell’opposizione, per il quale il Sindaco decise persino di fare una denuncia penale (il reato sarebbe “stampa clandestina”). Tra i denunciati c’era persino “Leo Vitro” (un simpatico pseudonimo del quale, a quanto sembra, gli esponenti della maggioranza non avevano colto l’ironia), ma mancava colui il quale è diventato il candidato sindaco di Cambiare e Vivere. Un po’ perché, probabilmente, non era considerato realmente un “nemico”, da combattere attraverso la via giudiziaria, un po’ perché non avevano avuto la pazienza necessaria di scorrere le centinaia di pagine delle pubblicazioni per trovare una sua firma. Con un po’ di pazienza una l’avrebbero trovata. Magari una sola, ma c’era. Ne sono (quasi) sicuro. In quella circostanza la polizia giudiziaria si era trovata costretta ad avviare una penosa indagine per accertare se i denunciati avevano realmente commesso il gravissimo reato ereditato dal ventennio fascista e rimasto quasi per caso nel nostro ordinamento giuridico.
Consapevole della debolezza della strategia di attacco basata sull’ipotetica clandestinità delle nostre pubblicazioni (talmente clandestine da indicare nomi, cognomi, telefoni e mail degli autori degli articoli), il vicesindaco ha pensato bene di scomodare qualche altro articolo del codice penale e di chiedermi 50mila euro di risarcimento per la lesione della sua immagine di uomo retto e probo. Per farlo ha iniziato scrivendo - proprio sull’atto di citazione – una prima simpatica fandonia: ossia l’avvenuta presentazione di una querela nei miei confronti, che avrebbe allegato agli atti della citazione civile. Peccato che di quella querela non ci sia alcuna traccia. In ogni caso mi sono presentato all’udienza, durante la quale con la presenza di testimoni imparziali come Angelo De Martino - consigliere di maggioranza il cui futuro politico è legato al vicesindaco - abbiamo appurato l’unica cosa che non era minimamente in discussione: la diffusione di bollettini informativi con alcuni miei articoli nei quali esprimevo perplessità sulla correttezza procedurale di un rilascio di permesso di costruire in piena zona agricola. Il nodo “vero” della questione era capire se le mie affermazioni fossero realmente diffamatorie oppure, come sostengo, potessero essere considerate l’esercizio di un diritto. Di cronaca, per quanto riguarda i fatti, e di critica, per quanto riguarda il mio giudizio. Un diritto di critica che, nel mio caso, assume la più ampia veste di critica politica, in forza del ruolo che ho svolto in questi anni. Sono convinto che Galli non abbia nessuna fretta di arrivare all’accertamento dei fatti da parte della magistratura civile e ho come la sensazione che si troverà il modo di rinviare ancora un procedimento che ha tutta l’aria di essere stato avviato come una sorta di “monito” per chi – inopinatamente – volesse provare ad esprimere una critica sul suo operato.
In questa, come in altre battaglie per la legalità, sono rimasto praticamente solo (non del tutto, per fortuna, e sono grato a chi mi è stato vicino). C’era stato un impegno unanime a sostenere le spese legali per i procedimenti giudiziari in cui – in nome e per conto del gruppo - ero coinvolto – sono anche parte civile e testimone in un processo penale in cui Alfredo Galli è imputato per reato contro la pubblica amministrazione –, ma la nuova linea politica di Tulli e dei suoi pochi sostenitori che si sono appropriati di Cambiare e Vivere Labico sembra essere più orientata a fare nuove promesse che a mantenere quelle vecchie.

1 marzo 2012

Viva la privacy


Onore al merito. Il primo fine umorista a sfruttare l’argomento era stato Giorgio Scaccia, colui che, per la cronaca, sedeva nei banchi dell’opposizione quando Nello era assessore nella giunta guidata da Alfredo Galli. Scaccia fu autore di una memorabile battuta in replica alla nostra richiesta sul motivo per cui – ad avviso della sua maggioranza – non era possibile fare registrazioni (audio o video) dei consigli comunali. “Per la legge sulla privacy”. Fu la sua esilarante risposta. Pochi secondi dopo le risate si sentivano dalla Casilina e un paio di camionisti si fermarono per capire cosa stesse succedendo. Qualcuno dei presenti, con le lacrime agli occhi, riferì l’ineguagliabile trovata comica. Si narra che, ancora adesso, la battuta si diffonda attraverso le onde radio dei baracchini degli autotrasportatori.
Ovviamente se una cosa funziona, merita di essere riutilizzata, rielaborata, riciclata (termine ambivalente, ma in questo caso la connotazione è positiva). E a farlo ci ha pensato proprio Nello, il quale è responsabile (in solido) di aver negato gli elenchi dei partecipanti alle primarie a chi, guarda caso, a quelle primarie aveva concorso. Non entro neppure nel merito delle patetiche motivazioni addotte per giustificare questo comportamento. Prendo atto, però, di un paio di questioni. Qualora ce ne fosse bisogno, questo episodio ha dimostrato che Nello sia convinto di essere diventato il padrone di un progetto politico. Padrone al punto tale da poterlo persino snaturare e fare le scelte che vuole, senza considerare chi, quel progetto, l’ha fondato, promosso e costruito. La seconda questione riguarda due elementi fondamentali in quella che sarebbe dovuta essere l’alternativa (anche nel modo di fare politica): fiducia reciproca e clima sereno e accogliente. Purtroppo mancano entrambi e non ci sono né la voglia né l’intenzione di recuperarli. Anzi la sensazione è che i “nostalgici” del progetto originale siano considerati un intralcio per la nuova rotta disegnata da Nello, più pragmatica, più realista, più concorrenziale sui temi forti dell’amministrazione. Perché – e questo sarà il mantra delle prossime settimane – quello che conta è vincere. Gli ideali e i principi sono un’altra cosa e, come le parole, se li porta via il vento. Non quello del cambiamento. Quello della restaurazione.

Alle colonne d'Ercole

Alle colonne d'Ercole
La mia ultima avventura