Labico on Video

Transumanza Eroica

22 dicembre 2010

Interrogazione sui disagi per la neve




Labico, 22 dicembre 2010


Al Sindaco di Labico, con richiesta di risposta al primo Consiglio Comunale utile e contestuale iscrizione del punto all’odg
I sottoscritti consiglieri interrogano il sindaco, per sapere, premesso che:
-          nel pomeriggio di venerdì 17 dicembre 2010 a Labico, come in molte parti d’Italia, si è verificata una nevicata non particolarmente abbondante e che i bollettini meteorologici avevano annunciato da diversi giorni;
-          nonostante l’evento fosse tutt’altro che inatteso si è arrivati del tutto impreparati alle – ampiamente prevedibili – conseguenze che pochi centimetri di neve hanno portato: disagi nella circolazione, pericolo per i pedoni, problemi agli edifici pubblici;
-          la protezione civile di Labico ha avuto non pochi problemi, con pochi uomini e con pochi mezzi, a gestire una situazione di emergenza per la quale sarebbe stata importante soprattutto un’azione di pianificazione e prevenzione per evitare gli effetti catastrofici che in molti hanno vissuto sulla propria pelle, con centinaia di automobilisti bloccati per ore lungo la via Casilina, senza assistenza e senza informazioni;
-          difficoltà e disagi si sono registrati in quasi tutta la viabilità comunale, in particolare nei quartieri la cui situazione orografica avrebbe dovuto consigliare una specifica attenzione per ridurre al minimo il pericolo delle strade ghiacciate;
-          l’elemento paradossale della vicenda è stata la decisione di multare, nella mattina di sabato, i veicoli lasciati lungo la Casilina dagli automobilisti nella notte di venerdì, sfiancati da ore di attesa di soccorsi mai arrivati;
-          nelle 48 ore successive alla nevicata ben poco è stato fatto e i problemi si sono puntualmente verificati prima, domenica 19 dicembre, durante l’allestimento della manifestazione “Insieme è già… Natale”, nel corso della quale le associazioni hanno trovato una piazza completamente ghiacciata ed impraticabile, oltre alla totale assenza degli amministratori che pure avrebbero – da manifesto - formalmente partecipato alla festa, poi, inevitabilmente, alla ripresa delle attività di lunedì 20 dicembre e nelle scuole si sono avute le difficoltà maggiori: percorrere a piedi le strade e i marciapiedi del centro storico era ancora molto rischioso a causa del ghiaccio che si era formato e accompagnare i bambini a scuola è stata una piccola disavventura per molti; molti bambini e ragazzi sono scivolati e caduti sul ghiaccio; la caldaia della scuola elementare non funzionava e due aule erano allagate, sembra per delle infiltrazioni causate dalla neve;
-          i genitori, preoccupati, hanno chiamato le istituzioni, dal comune, al preside, ai carabinieri, ma senza ottenere risposte adeguate;
-          l’elemento che ha destato maggiore sconcerto è stata la totale latitanza del sindaco e dell’intera amministrazione comunale in quei giorni;

se intenda spiegare le ragioni per le quali l’amministrazione comunale abbia gestito in modo così maldestro e inadeguato una situazione che non aveva certo caratteristiche di imprevedibile straordinarietà;
per quale ragione né il sindaco, né la giunta siano stati presenti ed attivi per coordinare gli interventi che si erano resi necessari;
come sia possibile che – in ben 48 ore di tempo - nessuno dell’amministrazione si sia preso la briga di accertare la piena funzionalità degli edifici scolastici e della viabilità – veicolare e pedonale – di accesso;
quale sia la scala di priorità del sindaco, considerato che ha ritenuto di dover garantire una ben più corposa presenza di volontari della protezione civile ad una manifestazione privata come “Caput Lucis” organizzata dalla sua azienda, rispetto a quanti ve ne fossero nella giornata di venerdì 17 dicembre scorso;
per quale ragione l’amministrazione comunale non abbia provveduto a dotare tempestivamente la protezione civile dei mezzi e degli strumenti necessari (quali lama rompighiaccio e sale) e la cui necessità, a quanto risulta agli interroganti, era stata segnalata con largo anticipo.

I tempi della pubblica amministrazione


La pubblica amministrazione è regolata da alcuni importanti principi. Tra questi ci sono l’imparzialità, nel senso che tutti i cittadini dovrebbero essere trattati allo stesso modo, e la certezza dei tempi sulle istanze promosse. Entrambi questi principi sono completamente disattesi a Labico. Sappiamo, infatti, che per un normale cittadino non è facile avere una risposta dalla pubblica amministrazione, però se la questione riguarda il primo cittadino i tempi si accorciano incredibilmente. Per esempio lo scorso anno è stata portata in consiglio una delibera come punto aggiuntivo per ragioni di “urgenza” con il sospetto intento di far passare in fretta e furia una permuta tra il comune e la TAV per nascondere la presenza di una strada pubblica nel terreno del sindaco. Purtroppo il giochetto non è riuscito e hanno ritirato l’atto, cercando di insabbiare la vicenda. E’ stata necessaria un’interrogazione consiliare e numerosi solleciti per ottenere l’ammissione dell’indebita sottrazione della strada e la promessa che la collettività verrà in qualche modo risarcita. Noi abbiamo qualche dubbio, ma aspettiamo con vivo interesse la proposta della maggioranza.
L’altra questione sulla quale l’amministrazione ha dimostrato una solerzia rara è stata l’organizzazione dell’evento Caput Lucis nella tenuta del sindaco. A pochi giorni dall’inizio si sono accorti che era necessario il nulla osta della commissione provinciale per il pubblico spettacolo. Troppo poco tempo per preparare le pratiche e creare le necessarie condizioni di sicurezza. Molto più facile istituire al volo una bella commissione comunale, infilandoci dentro un po’ di gente e facendo una pseudo riunione per la concessione del nulla osta richiesto. L’iter burocratico è durato quattro giorni, compresa la delibera di giunta che istituiva la commissione. Un vero capolavoro di uso del proprio ruolo pubblico per soddisfare un interesse privato. La cosa divertente è che, a quanto pare, non è così grave che il sindaco abusi in questo modo del suo potere, ma raccontarlo. Però, visto che non abbiamo paura, abbiamo pensato bene di riportare anche in video le memorabili gesta del nostro sindaco. Per ammirarle basta andare su www.vimeo.com/labico. Buona visione.

18 dicembre 2010

Siamo in buone mani, anzi bucate

In una situazione normale la dialettica politica si limiterebbe ad un confronto tra differenti visioni su “come” governare, sulle priorità, sul modello di sviluppo economico ed urbanistico, su come utilizzare le risorse per il settore sociale, la scuola, la cultura e via dicendo. In una simile situazione ogni scelta sarebbe pienamente legittima e i cittadini deciderebbero da chi essere governati sulla base del tipo di proposta avanzata.  A Labico la situazione normale non è e l’unica certezza programmatica della nostra amministrazione è quella della speculazione sul territorio. Per il resto le idee sono poche e confuse. Basti pensare alla rapida retromarcia sull’area di sviluppo industriale, la cui creazione sarebbe stata una svolta epocale (in negativo dal mio punto di vista) per un comune che, fino a pochi anni fa, aveva una vocazione spiccatamente agricola.
L’anomalia labicana però sta in buona parte nell’incapacità amministrativa di una maggioranza che non riesce a pianificare la propria attività e si ritrova, costantemente, con l’affanno a gestire situazioni che diventano inesorabilmente indifferibili, perché è mancata la capacità di affrontarle nei tempi dovuti. Gli equilibri di bilancio, approvati alla fine di novembre, hanno evidenziato in modo lampante i limiti di una compagine che vivacchia perché la macchina amministrativa va avanti quasi esclusivamente grazie al lavoro degli uffici. Ma dove c’è bisogno dell’impulso della politica ecco che si finisce nel pantano. E il paradosso è che i conti del Comune si salvano proprio grazie all’inerzia dell’amministrazione che, riuscendo a fare una minima parte di quanto promette, lascia molti residui nei capitoli di bilancio, che il ragioniere “rastrella” per evitare di andare in deficit. Il vero guaio è che si risparmia sulle cose importanti, come la scuola, la cultura, il sociale per bilanciare gli enormi sprechi a cui questa amministrazione ci ha abituato. Sprechi piccoli e grandi, la cui somma però incide sensibilmente sulle casse di un’amministrazione che non naviga certo nell’oro. Il nostro comune, ad esempio, non è nemmeno in grado di dirci quale sia la consistenza del proprio patrimonio, la cui gestione – ancorché molto approssimativa – ha un costo per la collettività, mentre in qualche caso potrebbe rappresentare un possibile gettito. Pensiamo, solo per fare un esempio, alla zona dei cerchi, il cui locale è stato affidato per una somma irrisoria (peraltro nemmeno pagata) ad un gestore che ha lasciato l’area nel degrado e nell’incuria. E se non fosse stato per un’interrogazione dell’opposizione la situazione sarebbe rimasta immutata. Adesso dovrebbero fare un nuovo bando per l’affidamento. Quanto ci metteranno? Il capitolato sarà tarato sull’interesse del privato (come nel bando precedente) o sarà più equilibrato? Nel frattempo continuiamo ad avvertire una sgradevole sensazione di irrispettosa indifferenza nei confronti del ruolo che gli amministratori sono chiamati a svolgere.
Un altro fulgido esempio del pressapochismo dei nostri amministratori riguarda un servizio, di competenza comunale, fino ad ora affidato ad un soggetto privato: le pubbliche affissioni. Negli ultimi anni la gestione del servizio è stata a dir poco fallimentare. Completamente disattesi sia il regolamento comunale che il precedente capitolato d’appalto, qualità del servizio inadeguata, assoluta mancanza di informazione e di trasparenza, mancanza di controllo delle infrazioni (soprattutto se commesse dagli esponenti della maggioranza, per i quali l’affissione selvaggia era considerata lecita), introiti ben al di sotto delle potenzialità. Di fronte ad uno scenario così ci si sarebbe aspettato l’impegno a cercare di avere garanzie di miglioramento, nell’interesse della pubblica amministrazione (penalizzata per le mancate entrate) e dei cittadini. L’impegno invece ce l’ha messo solo il responsabile dell’ufficio competente che ha predisposto nei tempi il capitolato d’appalto sul quale si sarebbe dovuto lavorare. Peccato che le priorità della maggioranza siano sempre altre e, soprattutto, i consiglieri di maggioranza hanno così tanti impegni da non poter protrarre i consigli comunali oltre l’ora di pranzo. Ed è così che, rinvia oggi, rinvia domani, sono venuti a mancare i tempi per l’approvazione dell’atto prima della scadenza dell’attuale concessione. Questa superficialità porterà l’ennesimo danno economico al bilancio del Comune. Per non farci mancare nulla la maggioranza ha infine deciso di sperperare, ancora una volta, qualche altro migliaio di euro (2500 solo per redazione e stampa) per il giornalino di propaganda della maggioranza, spacciato per informazione amministrativa.  Noi, anche alla luce delle evidenti difficoltà economiche in cui versa l’amministrazione, abbiamo chiesto di rinunciare alla pubblicazione dell’inutile bollettino autocelebrativo e utilizzare quelle risorse per uno dei settori più trascurati dalla nostra amministrazione: la scuola. Proposta ovviamente bocciata. E, per restare in tema di cultura, l’ultima dimostrazione di sciatteria l’hanno data con l’organizzazione di una fantomatica “mostra del libro” nei locali di Palazzo Giuliani, gli stessi locali che ospitano l’altrettanto fantomatica biblioteca comunale, della quale, periodicamente, gli esponenti della maggioranza promettono l’imminente apertura. Ecco, questa volta la biblioteca l’hanno aperta nel vero senso della parola e ce ne siamo accorti proprio andando a visitare la “mostra del libro” pubblicizzata con i manifesti stampati e affissi dall’amministrazione comunale (sempre tutto a nostre spese). Siamo entrati a Palazzo Giuliani e abbiamo trovato porte aperte, luci accese e tutti i locali della biblioteca completamente accessibili, con i libri mezzi ammuffiti accatastati a casaccio sui tavoli. L’unico problema era che non c’era nessuno e chiunque avrebbe potuto approfittare della situazione per sottrarre qualcosa. I locali lasciati in stato di desolante abbandono sono gli stessi che vengono concessi con disinvoltura alle associazioni vicine alla maggioranza, come nel caso della precedente mostra, organizzata dall’assessorato alla cultura (in quel caso noi cittadini abbiamo anche dovuto sborsare 1780 euro), ai cavalieri templari per il nuovo gioco di ruolo del sindaco, ma che invece sembrano preclusi proprio alle associazioni culturali labicane, le quali possono solamente sperare in una gentile concessione da parte di chi gestisce il potere. Resta la desolante immagine del più importante palazzo storico del paese trascurato e abbandonato a sé stesso a simboleggiare l’indifferenza di questa giunta e di questa maggioranza per la cultura, per Labico e per i suoi abitanti. Non è un bello spettacolo: speriamo di arrivare in fretta ai titoli di coda.

2 dicembre 2010

Una doverosa replica alla lettera dell'addetto stampa del comune di Labico



Il nostro comunicato di critica all'addetto stampa del comune di Labico ha provocato una reazione tanto scomposta quanto inattesa. Lascio il mio giudizio ad una lettera di risposta che - visti i toni della sua lettera - ritengo superfluo inviare al sito.


Caro Daniele,


mi ha molto stupito il livore della tua lettera. Replicare ad una – più che legittima – critica sul tuo modus operandi con toni così rancorosi ha l’aria di essere un chiaro sintomo di quanto abbiamo colpito nel segno e, probabilmente, nel tuo subconscio sai quanto siano fondate le nostre critiche.
Ti assicuro che io - pur avendo nei miei rapporti personali, lavorativi e politici un approccio un po’ diverso - cerco, empaticamente, di comprendere il tuo stato d’animo. Non deve essere facile svolgere il ruolo di ufficio stampa per la compagine che amministra il paese. Non deve essere agevole dare un senso compiuto alle parole che vengono proferite dai nostri amministratori. Non deve essere semplice far convivere il ruolo del giornalista – che dovrebbe essere corretto e imparziale – e quello di portavoce, la cui funzione è completamente diversa. Se uno ha un briciolo non dico di “etica” professionale” e nemmeno di coscienza, ma più banalmente di amor proprio probabilmente proverà il disagio che hai provato tu in questo ultimo anno. Un anno durante il quale – e inizio a replicare alla tua risentita lettera – in più di una circostanza abbiamo espresso perplessità sul cambiamento del tuo comportamento nella gestione dei periodici da te curati. In sostanza si cominciava ad avere la sensazione che, con i 360 euro al mese per l’attività di ufficio stampa, i nostri amministratori pretendessero di aver comprato anche la tua autonomia professionale.
Mi scuso per averti indicato col ruolo sbagliato, ma non mi sembra un errore così grave, vista la gestione familiare del prodotto editoriale. Inutilmente offensiva poi l’affermazione secondo la quale sarebbe inutile spiegarci la differenza tra i due ruoli, perché “neanche la capiremmo”. Ma ognuno ha il suo stile ed ognuno è libero di esprimersi come meglio crede.
Tu ci chiedi “Perché non l’abbiamo fatto prima?”. Semplice: perché “prima” non potevamo sapere che avresti mutato il tuo comportamento. “Non era meglio mettere tutto in chiaro sin dall’inizio?”. Facile: se l’avessimo saputo.
Il seguito della tua lettera è disarmante. Parli di “raccomandarsi” per essere inseriti nel tuo sito e annunci che approfitterai del tuo piccolo “potere” per filtrare i nostri comunicati. La frase termina con un minaccioso “chi vuole capire capisca”. Ma, anche lì, è sempre questione di stile.
Provo a ritornare sulle ragioni della nostra critica, anche se vedo che fatichi ad accettare le nostre argomentazioni. Giornalisticamente la notizia era la nostra protesta e - a mio modesto avviso – meritava di essere inserita tal quale come post sul sito (come hanno fatto altre testate giornalistiche on line). La – comprensibile – replica di Giordani poteva essere inserita con un nuovo post. Ma non insisto, perché capisco che la tua esigenza è quella di dare diversa visibilità a chi ti paga, anche se – mi preme ricordartelo – tu sei pagato con i soldi di tutti noi.
Sulla domanda “come vi permettete…” e sull’affermazione “io sul mio sito faccio come mi pare” ti chiedo scusa, ma avevamo ingenuamente preso per buona la frase che scorre sulla homepage del “tuo” sito: “Tocca con mano l'informazione veramente libera mandaci un testo e lo vedrai pubblicato”. Adesso che ci hai spiegato che non è così, ne terremo conto e non faremo più affidamento sulla tua sbandierata “imparzialità”.
La parte terminale della tua lettera è una resa plateale ad ogni proposito di obiettività – parli di crisi dell’opposizione, senza tenere conto dello stato comatoso di una maggioranza incapace di gestire anche l’ordinaria amministrazione – e entri direttamente – e a gamba tesa – nell’agone politico, schierandoti senza tentennamenti a favore di coloro i quali ti hanno garantito un contratto di collaborazione con cui sembra non abbiano pagato solo le tue prestazioni professionali, ma anche la tua autonomia di giudizio e posso supporre che l’imminenza del rinnovo del contratto possa aumentare il bisogno di accreditarsi presso l’amministrazione.
Non so perché insista anche tu sulla questione del nostro bollettino di informazione politica. Sembra che l’unico afflato di legalità che promana dalla maggioranza a cui ti sei iscritto - facta concludentia - sia quello relativo alla legittimità o meno della nostra pubblicazione. Non ho voglia di ripetere quanto ho già detto e scritto in merito e le ragioni per cui, nonostante i vostri goffi tentativi, non riuscirete ad impedirne la diffusione. Se hai voglia, ne possiamo dibattere pubblicamente. I tuoi referenti politici di solito si sottraggono ai confronti, ma tu, da esperto di comunicazione, potresti agevolmente spiegarci come funziona la normativa sulla stampa in Italia e – con l’occasione – potresti anche farmi capire l’imperscrutabile differenza tra direttore editoriale e direttore responsabile. Chissà? magari ci arrivo. L’intimidazione finale è un vero capolavoro e forse hai ragione: non ci preoccupiamo troppo delle strategie, ma abbiamo il torto di cercare di essere coerenti con una proposta politica chiara, corretta e fatta nell’interesse dei cittadini. E’ sufficiente questo per farci rimanere sereni e orgogliosi della nostra dignità. Ti sembrerà poco, ma ti assicuro che è importante poter attraversare il corridoio e non sentire l’esigenza di allungare il passo di fronte allo specchio per evitare l’imbarazzo del proprio sguardo e, come puoi ben immaginare, non certo per ragioni estetiche.


 Il testo della lettera di Daniele Flavi

Cari amici del gruppo di Cambiare e Vivere Labico (voglio proprio vedere di persona quanti di loro mi confermeranno la sottoscrizione di questo documento che penso essere stato scritto in primis da Tullio Berlenghi) rispondo al Vostro pretestuoso attacco personale in modo altrettanto vigoroso. Allora prima di tutto voglio ringraziarvi per la pubblicità che indirettamente avete fatto con il vostro comunicato al mio sito che con tanta passione e dedizione ogni giorno porto avanti. Poi inizio subito per farvi, cosi come piace tanto a voi, una piccola precisazione, io sono il direttore responsabile e non il direttore editoriale, del sito che è regolarmente iscritto presso il tribunale di Frosinone, che invece è mio padre, non entro nel dettaglio della spiegazione della differenza tra i due ruoli tanto sono sicuro che voi “amanti della stampa libera”  neanche la capireste. Invec, entro nello specifico delle questioni da voi poste con delle domande; perché dopo mesi che ricopro in maniera molto chiara e lampante questo mio doppio ruolo solo oggi ve ne uscite con queste frasi irriguardose nei mie confronti come queste che riporto di seguito? “Troviamo davvero scorretto il modo di fare informazione del sito “Ecco La Notizia Quotidiana”. Probabilmente – si legge appunto nel loro comunicato – non è un caso che il direttore editoriale della testata giornalistica sia anche l’addetto stampa dell’amministrazione comunale. E’ evidente che questo conflitto di interesse (tra l’imparzialità e la correttezza dell’informazione e l’incarico retribuito dal Comune) renda disagevole il rispetto di quella deontologia professionale che dovrebbe essere alla base della professione di giornalista”. Mi chiedo perché non l’avete fatto prima? Non era meglio mettere tutto in chiaro sin dall’inizio? O era più conveniente chiamarmi di volta in volta per “raccomandarmi” di farvi uscire sul medesimo sito in questione i vostri comunicati (ricordate le telefonate nei tumultuosi giorni dell’incontro ASI di Colle Spina?). Io nel mio piccolo ho sempre dimostrato di essere molto trasparente decidendo sin da subito di pubblicare i vostri comunicati insieme a quelli della maggioranza (molte volte anche nello stesso pezzo), e viceversa, senza tagli e soprattutto commenti per permettere, cosi, al lettore di farsi un idea propria. Da oggi certamente, cambieranno molte cose e non sarà più cosi, diciamo che i vostri comunicati li farò diventare di volta in volta dei veri e propri pezzi giornalistici e chi vuole capire capisca pure. Inoltre, come vi permettete di dirmi che avrei dovuto inserire prima il vostro testo? io sul mio sito faccio come mi pare e non debbo certo rendere conto a voi. Inoltre, mi accusate di aver messo in bocca al sindaco cose diverse da quelle dette in consiglio, e dove sta scritto che in un comunicato stampa si debbano scrivere le cose dette in consiglio? mica stiamo parlando di un pezzo di cronaca …ma forse la verità e che queste parole vi hanno colpito pesantemente, vi hanno stordito e quindi avete provato il contropiede disperato. La verità cari amici è una sola, purtroppo per voi, è che politicamente parlando “state proprio alla frutta” come si suol dire dalle parti di Roma. Quando si arriva ad attaccare l’addetto stampa del comune significa che non si hanno più argomenti da mettere sul piano della discussione. Voi che parlate tanto di scorrettezza della fazione politica a voi opposta siete i primi invece ad essere scorretti e quest’ultimo atto ne è una dimostrazione lampante. Di fronte alla gente vi presentate in un certo modo, ma poi la verità comunque esce fuori e oramai gran parte dei cittadini labicani questa cosa l’hanno capita. Siete i “soliti” rappresentanti della classica opposizione di centro-sinistra all’italiana capace solo di strillare in consiglio ma inesistente a livello decisionale e pragmatico. Inoltre, mi chiedo come fate voi a parlare di rispetto delle leggi quando Voi con la vostra “offensiva rivista” del tutto illegale siete i primi a non rispettarla (ma su questa cosa torneremo nei prossimi). Inoltre, in questa occasione avete dimostrato di non essere per nulla lungimiranti, sempre politicamente parlando, perché avete deciso di inimicarvi gli organi di informazione da me rappresentati proprio nel mentre si avvicina la campagna elettorale.  Auguri

29 novembre 2010

La risposta all'articolo del sito "Ecco la notizia quotidiana"

Ecco il comunicato inviato venerdì 26 novembre al sito "Ecco la notizia quotidiana" e che, prevedibilmente, non è stato pubblicato.


Troviamo davvero scorretto il modo di fare informazione del sito “Ecco La Notizia Quotidiana”. Probabilmente non è un caso che il direttore editoriale della testata giornalistica sia anche l’addetto stampa dell’amministrazione comunale. E’ evidente che questo conflitto di interesse (tra l’imparzialità e la correttezza dell’informazione e l’incarico retribuito dal Comune) renda disagevole il rispetto di quella deontologia professionale che dovrebbe essere alla base della professione di giornalista. Come gruppo Cambiare e Vivere Labico abbiamo inviato un comunicato stampa immediatamente dopo il consiglio comunale, che è stato pubblicato sul sito solamente “dopo” il comunicato della maggioranza, che è stato fatto in seguito al nostro. In più Daniele Flavi l'addetto stampa dell'amministrazione non era presente in consiglio comunale quando è stata sollevata la questione e non ha sentito le parole del sindaco che ha risposto al nostro intervento in proposito. Tant’è vero che nel comunicato si dicono cose completamente diverse da quelle dichiarate dal sindaco, il quale – in sostanza – ha preteso di entrare nel merito del contenuto della pubblicazione e ha deciso di interpretare a modo suo una legge che evidentemente non si è preso neppure la briga di leggere e che non consente certo di sindacare sulle opinioni espresse. Inoltre non viene citato il fatto che si sono contraddetti più volte, perché prima è stata presentata come una decisione di giunta, salvo poi dover incassare la presa di distanza dell’assessore Di Stefano, che ha dichiarato di non saperne nulla. Infine hanno rifiutato di rispondere alla domanda se i cittadini dovranno sostenere le spese legali di questo patetico tentativo di metterci a tacere. Invitiamo infine il sindaco a leggersi le leggi prima di avventurarsi in interpretazioni fantasiose, poiché pretende che un bollettino di informazione politica debba rimanere tra le mura delle sezioni di partito. Se sono queste le basi su cui si fonda la denuncia – che, nella sua spiegazione in consiglio, è diventata una “lettera aperta”, avveniristica fattispecie di notizia di reato e che probabilmente deve ancora essere introdotta nel codice di procedura penale – di Andrea Giordani, temiamo che riuscirà a superare nuovamente sé stesso in quella che è la sua specialità: la farsa.
Cambiare e Vivere Labico

24 novembre 2010

Approvata la Roma - Latina. Uno scempio da fermare.

articolo pubblicato su Terra (inserto Lazio) di oggi


I toni del comunicato sprizzavano entusiasmo da tutti i pori. La scorsa settimana il CIPE ha approvato il progetto definitivo del corridoio intermodale Roma-Latina e l’annesso collegamento Cisterna-Valmontone. Per realizzare l’opera – il cui costo complessivo ammonta a 2,728 miliardi di euro – sono stati stanziati i primi 468 milioni. La valenza positiva della notizia non sembra quindi in discussione. Finalmente, è stato il commento della Polverini, si può realizzare un asse strategico per la regione Lazio e che interviene su una delle strade più pericolose d’Italia. Purtroppo, come spesso succede, non si ha la capacità di alzare lo sguardo verso l’orizzonte e di inserire le scelte – e in particolare quelle che interagiscono con il sistema economico, infrastrutturale e produttivo – in un contesto più ampio, tenendo conto di quale modello di sviluppo si vuole davvero perseguire. Non si può, da un lato, sostenere – come fanno molte forze politiche, per accattivarsi le simpatie e il consenso di una sempre più crescente fascia della popolazione, sensibile alle questioni ambientali – l’esigenza di invertire la rotta dell’economia, puntando sulla riduzione delle emissioni di gas serra, sul riequilibrio modale nel trasporto merci e passeggeri, su nuovi modelli produttivi che accorcino la filiera (anche e soprattutto in termini di chilometri percorsi dei beni dall’origine al consumatore finale) e, dall’altro, perseverare nella catastrofica scelta di investire esattamente nel modello economico opposto. Ossia il modello che determina nuovo consumo di territorio, che incentiva il trasporto su gomma, che favorisce le lunghe percorrenze delle merci e che aumenta i consumi di carburanti fossili e le emissioni di gas inquinanti e climalteranti. E se a farlo è la Polverini, non c’è molto di cui stupirsi.
Il problema è che questa opera è stata – ed è tuttora – fortemente voluta anche da una buona parte della coalizione che esprimeva la precedente giunta regionale. Un altro elemento su cui bisognerebbe riflettere è l’aspetto economico. Le opere pubbliche, oltre ad incidere sul modello economico-produttivo di un Paese, hanno un costo per la collettività e, soprattutto in una situazione di crisi economica profonda come quella che stiamo vivendo, decidere di impegnare ingenti risorse in determinate opere (si pensi al ponte sullo stretto o, addirittura, ai cacciabombardieri, rispettivamente 7 e 16 miliardi di euro) preclude la possibilità di utilizzare quelle risorse per altri settori (dalla scuola, alla sanità, all’assistenza sociale, ossia quei settori su cui si concentrano i risparmi della politica di Tremonti). E, in questo caso, si fanno delle precise scelte. Non c’è da stupirsi allora se, con la manovra estiva dello scorso giugno, il Governo Berlusconi ha deciso di tagliare i trasferimenti per il trasporto pubblico locale e ferroviario. Nella quasi totale disattenzione dei media italiani, Federmobilità, l’associazione che raggruppa i maggiori assessorati ai trasporti italiani, lanciava l’allarme sugli effetti del taglio disposto dal governo con il decreto-legge n. 78 del 2010. Si tratta di qualcosa come 1540 milioni di euro che sono stati sottratti alle linee ferroviarie dei pendolari ed al trasporto pubblico urbano. La conseguenza sarà inevitabilmente quella della riduzione del personale, della diminuzione dell’offerta e della qualità dei servizi e dell’aumento del ricorso alla mobilità privata con prevedibili effetti negativi sui livelli di congestione e di inquinamento.
Chi viaggia sui treni locali per recarsi quotidianamente a Roma conosce bene la situazione. I treni, per frequenza e capacità, sono già adesso insufficienti a soddisfare la domanda e, a causa delle già modeste risorse, la qualità e la pulizia dei mezzi è davvero inadeguata. In caso di guasto – non infrequente perché una delle fonti di risparmio è la manutenzione – il viaggio dei pendolari diventa un vero calvario. E dall’anno prossimo, grazie ai sapienti tagli del Governo, le cose potranno solo peggiorare.
In compenso si provvederà a cancellare altre migliaia di ettari di suolo agricolo per realizzare un’opera che comprometterà irrimediabilmente nuovi pezzi di quell’”agro romano” che costituisce l’elemento chiave e di pregio del paesaggio e di un’economia agricola che invece si vuole mortificare e condannare all’abbandono. Un primo tentativo – motivato proprio con la previsione della nuova arteria stradale - di realizzare un’area di sviluppo industriale nel comparto territoriale dei comuni di Labico, Artena, Valmontone e Palestrina è appena stato sventato dalla tenacia dell’opposizione consiliare labicana, dall’intervento di Angelo Bonelli alla Regione Lazio e, soprattutto, dalla mobilitazione dei cittadini. Se, però, la bretella – e il casello – si faranno sul serio gli appetiti saranno ancora più robusti e non è difficile immaginare che, con la connivenza di qualche amministrazione locale, potrebbero iniziare a sorgere manufatti abusivi, pronti per facili speculazioni. La domanda è: si fa ancora in tempo ad evitare questa nuova devastazione? La risposta è sì. Servirebbe però, oltre ad una maggiore consapevolezza e determinazione dei cittadini che pagheranno questa scelta sulla loro pelle, una minore ambiguità da parte delle forze politiche. Quelle che davvero vogliono proporre stili di vita e di consumo più attenti alla salute e al benessere dei cittadini devono dimostrarlo con i fatti. Non limitandosi a finanziare il mercatino biologico di quartiere per tacitare le coscienze, ma proponendo un modello economico, produttivo ed infrastrutturale veramente alternativo e sostenibile e che non passa certo per il corridoio tirrenico meridionale.

Tullio Berlenghi

18 novembre 2010

La "stampa clandestina" sul sito paneacqua.eu


Spesso nei piccoli paesi lo scontro politico è aspro e appassionato. E quando il clima infuocato annebbia le menti si rischia di ricorrere a bizzarre forme di contrasto dell'avversario. E' quanto è successo a Labico, piccolo comune in provincia di Roma, dove un'amministrazione ultradecennale si è ritrovata - per la prima volta nella sua lunga storia - ad affrontare un'opposizione grintosa e determinata che, pur priva del consenso clientelare che aveva garantito la riconferma della compagine di governo, ha iniziato a fare (dal dicembre 2006) un'intensa azione di informazione attraverso un bollettino politico e alcuni blog e siti internet. Un'azione non solo tesa a diffondere le opinioni e le critiche del gruppo consiliare di minoranza, ma che si prefigge anche l'obiettivo di dare quelle informazioni che la maggioranza - probabilmente per mantenere una certa distanza tra il "palazzo" e i cittadini - lesinava a dare. E l'informazione, come è noto, produce presto dei risultati. I cittadini cominciano a farsi delle domande, a comprendere le ragioni delle scelte, a sollevare delle perplessità. In più di una circostanza la maggioranza ha messo in dubbio la legittimità del bollettino diffuso dall'opposizione. All'inizio hanno cercato di puntare sui contenuti - ritenuti lesivi dell'onorabilità degli amministratori -, ma le reiterate - e annunciate a mezzo stampa - minacce di querela per diffamazione non sono mai giunte a destinazione.
Il tentativo finale, comico quanto disperato, è stato quello di riesumare un'anacronistica norma ereditata dal fascismo: il reato di stampa clandestina. La legge è stata promulgata nel 1948, ironia della sorte, lo stesso anno della nostra carta costituzionale. E con la Costituzione, difatti, gli articoli contenenti le norme più liberticide - come l'articolo 16 invocato dalla maggioranza labicana per fermare le pubblicazioni dell'opposizione - sono stati più volte al vaglio della suprema Corte, per il sospetto che fossero in contrasto con il dettato costituzionale. La Corte ha sempre preferito non sbilanciarsi, probabilmente perché il vero elemento di forza, via via consolidato negli anni, era, più di quella formale, la Costituzione materiale. La libertà di espressione non è in discussione e qualsivoglia tentativo di interpretare in modo restrittivo una norma che pure presenta qualche ambiguità è destinato a fallire miseramente. Le due fattispecie previste dall'articolo 16 della legge 47 del 1948 - e per le quali è prevista una sanzione penale che contempla fino a due anni di carcere - fanno in sostanza riferimento alla possibilità che si stampi un vero e proprio giornale, non rispettando il previsto obbligo di registrazione al tribunale e la presenza di un direttore, che deve essere necessariamente un giornalista professionista. In questo caso il bene tutelato è presumibilmente il rispetto di alcune regole del mercato, violando le quali un soggetto potrebbe beneficiare di un ingiustificato vantaggio. Non è un pericolo reale, ma l'età anagrafica della norma giustifica la sua inadeguatezza al contesto attuale. La seconda ipotesi è quella che prevede l'effettiva "clandestinità" di chi cura una pubblicazione. Il bene tutelato è la sicurezza pubblica e, per questo, non è ammessa la diffusione di materiale che non contenga le indicazioni su chi lo elabora. Non è un caso che sia quasi del tutto assente la giurisprudenza in materia. A pochi sprovveduti può venire in mente di presentare una formale denuncia per un opuscoletto di informazione politica locale e il pubblico ministero in genere archivia direttamente. Avviare un procedimento penale per casi del genere significherebbe, al di là del patente contrasto con l'articolo 21 della Costituzione, ingolfare un sistema giudiziario che ha già i suoi problemi ad occuparsi dei reati "veri" e non si può permettere di perseguire gli autori di pubblicazioni di cui si presume artatamente la clandestinità.
Tornando al caso di Labico, proviamo ad immaginare cosa succederebbe ad applicare in modo rigido la norma. Intanto, anche in Parrocchia dovrebbero preoccuparsi, visto che curano una pubblicazione molto simile a quella per la quale è stata attivata la magistratura. E poi, bisogna considerare che nel vigente Codice Penale c'è un reato - ancorché depenalizzato - strettamente connesso a quello dell'articolo 16 della legge 47, denominato "divulgazione di stampa clandestina". In pratica, nel momento in cui si stabilisse che la pubblicazione politica dell'opposizione labicana configura l'ipotesi di reato di "stampa clandestina", automaticamente e per l'obbligatorietà della legge penale, il sistema giudiziario dovrebbe avviare indagini per individuare le decine di persone che hanno contribuito alla divulgazione dell'opera criminosa, tra baristi, edicolanti, titolari di esercizi commerciali e singoli cittadini che hanno fatto volantinaggio o distribuito il bollettino nelle case.
Uno scenario talmente irragionevole che neppure un Paese così pieno di stranezze e contraddizioni come l'Italia sarebbe disposto a tollerare.

Tullio Berlenghi e Eleonora Fioramonti

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